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MATER DEI FRIULI messa oggi ---AVVISO AI LETTORI DELLA PAGINA--- Noi siamo un sito religioso amatoriale, non lo facciamo di professione e non siamo dunque dei professionisti, inoltre assolutamente non pensiamo di sostiuirci o prevalere alla chiesa ufficiale... siamo appassionati che mettono semplicemente a conoscenza degli eventi religiosi ed utilizzano la loro passione per fare e dare le informazioni e celebrazioni dal Friuli V.G. senza esagerazioni o la ricerca del "sensazionalismo
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Per approfondire:
https://www.vaticannews.va/it/santo-del-giorno/07/31/sant-ignazio-di-loyola--sacerdote--fondatore-della-compagnia-di-.html
San Leopoldo da Castelnuovo
30 luglio
Questo apostolo della confessione nacque il 12 maggio 1866, da Pietro Mandic e Carla Zarevic a Castelnuovo, all’ingresso delle Bocche di Càttaro in Dalmazia, ultimo di 12 figli e fu battezzato col nome di Adeodato (Bogdan), che poi da religioso avrebbe cambiato in quello di Leopoldo. Fin da piccolo dimostrò un grande amore alla preghiera, praticata anche nella solitudine della sua stanzetta. Entrato a Udine fra i Cappuccini nel 1882, divenne ben presto un modello per disciplina, applicazione allo studio e mortificazione. Emessi i voti, fu mandato a studiare filosofia a Padova nel 1885 e teologia a Venezia dove, nel 1890, fu ordinato sacerdote. Sua grande aspirazione era da sempre quella di dedicarsi alla missione tra i “fratelli separati” da Roma, e pensava di potersi recare in mezzo a loro, ma quando i superiori gli fissarono definitivamente la residenza a Padova, egli comprese la natura del suo compito ed esclamò: «Da qui in avanti ogni anima che chiederà il mio ministero sarà il mio Oriente». Per ritorno di questi fratelli separati offrì comunque a Dio le fatiche del suo apostolato, le sue preghiere, le sue penitenze, le sue sofferenze atroci sia fisiche che spirituali. Per quarant’anni, dal primo mattino al tardo pomeriggio se ne stette rinchiuso nel confessionale ricevendo ogni sorta di persone: era un accorrere continuo a lui di sacerdoti, di intellettuali, di gente umile che chiedeva perdono a Dio, consiglio e conforto alle proprie pene. Numerose grazie e guarigioni prodigiose furono attribuite alla sua preghiera. Prima di morire aveva profetizzato che il suo convento sarebbe stato demolito da un bombardamento, ma non sarebbe stata distrutta la sua celletta-confessionale; e avvenne proprio così: oggi questa celletta è meta ininterrotta di pellegrinaggi dall’Italia e dall’estero. La morte lo colse a Padova il 30 luglio 1942. Beatificato da Paolo VI nel 1976, fu canonizzato da Giovanni Paolo II il 15 ottobre 1983.
SANTA MARTA di BETANIA amici del Signore
Marta, che vuol dire “signora”, era la sorella di Maria e di Lazzaro di Betania, un villaggio vicino Gerusalemme. Gesù amava sostare nella loro casa durante la sua predicazione in Giudea. A Marta era affidata la cura delle faccende domestiche. Ella mostrava ogni impegno per servire bene Gesù, mentre la sorella Maria preferiva stare quieta in ascolto delle parole del Maestro. Marta muove a Maria che non aiuta nelle faccende, un rimprovero: “Signore, non t'importa che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti” (Lc 10,40). Gesù le risponde con amabilità: “Marta, Marta, tu t'inquieti e ti affanni per molte cose; una sola è necessaria: Maria invece ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta” (Lc 10,41). Di lei ricordiamo, ancora, il drammatico episodio della risurrezione di Lazzaro: qui la donna domanda a Gesù, giunto per la notizia della morte dell’amico, il miracolo con una semplice e stupenda professione di fede nella onnipotenza del Salvatore, nella risurrezione dei morti e nella divinità di Cristo. Quando Gesù tornerà a trovarli sarà sempre Marta a occuparsi del banchetto e di ogni faccenda. La lezione del Maestro riguardava il suo eccessivo affanno per le cose materiali a scapito della vita interiore. Grazie a questa santa tanto impegnata nelle faccende domestiche e nel servire bene, l’incompreso mestiere delle massaie è stato riscattato.
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✨🙏❤️ Giustamente questo papa è considerato il martello del nestorianesimo, un’eresia che sosteneva esservi in Cristo due persone. Celestino nacque in Campania nella seconda metà del secolo IV. Pare che fosse imparentato con la famiglia dell’imperatore Valentiniano III. Eletto diacono della Chiesa di Roma, fin dal 390 fu in relazione con S. Agostino di Ippona. Alla morte di papa Bonifacio I, nel 422, fu concordemente chiamato a succedergli, ed egli cominciò subito a battersi con grande zelo per la restaurazione dottrinale e disciplinare della Chiesa. Con la sua vigorosa azione riuscì a cacciare i capi pelagiani – che negavano il peccato originale e la gravità delle sue conseguenze - dall’Europa e a combatterli fino in Gran Bretagna, mandandovi in missione S. Germano vescovo di Auxerre, e in Irlanda. Non minore energia dimostrò contro l’eresia del patriarca di Costantinopoli Nestorio, il quale ammetteva in Gesù due soggetti, il divino e l’umano, uniti tra loro solo moralmente, non ipostaticamente: di conseguenza, la Madonna non sarebbe Madre di Dio. Il Papa voleva chiedere consiglio a S. Agostino, ma per la guerra vandalica non lo poté raggiungere e si rivolse a Cassiano di Marsiglia, che non tardò a dichiararsi contrario alle idee nestoriane, come pure fece successivamente il patriarca di Alessandria S.Cirillo, il quale convinse Celestino a riunire a Roma un sinodo nel 430, che condannò gli errori di Nestorio e gli impose di ritrattare formalmente per iscritto entro dieci giorni, pena la deposizione. Fu però fu necessario, per volontà dell’imperatore Teodosio II, convocare un concilio a Efeso nel 431, che confermò la condanna. Ma il concilio non mise fine alle polemiche, perché i nestoriani erano ancora pronti a soffiare sul fuoco. Celestino morì il 27 luglio del 432. Prima di spirare, per quanto sia difficile determinare questa cronologia, egli mandò S. Patrizio nell’Irlanda e nella Scozia il primo vescovo, Palladio.
Famiglia Cristiana ✨🙏❤️
domenica 27 Luglio 2025
Invitatorio
XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - I SETTIMANA DEL SALTERIO
Invitatorio
℣ Signore, apri le mie labbra
℞ e la mia bocca proclami la tua lode.
Ant. Venite, esultiamo al Signore,
acclamiamo il Dio che ci salva, alleluia.
SALMO 94 Invito a lodare Dio
Esortatevi a vicenda ogni giorno, finché dura «quest'oggi» (Eb 3, 13)
Venite, applaudiamo al Signore, *
acclamiamo alla roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie, *
a lui acclamiamo con canti di gioia. (Ant.)
Poiché grande Dio è il Signore, *
grande re sopra tutti gli dèi.
Nella sua mano sono gli abissi della terra, *
sono sue le vette dei monti.
Suo è il mare, egli l'ha fatto, *
le sue mani hanno plasmato la terra. (Ant.)
Venite, prostràti adoriamo, *
in ginocchio davanti al Signore che ci ha creati.
Egli è nostro Dio, e noi il popolo del suo pascolo, *
il gregge che egli conduce. (Ant.)
Ascoltate oggi la sua voce: «Non indurite il cuore, *
come a Merìba, come nel giorno di Massa
nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri: †
mi misero alla prova, *
pur avendo visto le mie opere. (Ant.)
Per quarant'anni mi disgustai di quella generazione †
e dissi: Sono un popolo dal cuore traviato, *
non conoscono le mie vie;
perciò ho giurato nel mio sdegno: *
Non entreranno nel luogo del mio riposo». (Ant.)
Gloria al Padre e al Figlio, *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre*
nei secoli dei secoli. Amen. (Ant.)
Ant. Venite, esultiamo al Signore,
acclamiamo il Dio che ci salva, alleluia.
SANTI ANNA E GIOACCHINO
26 Luglio
S. Anna nacque a Betlemme in umile dimora, e fu predestinata da Dio ad andare sposa a Gioachino. Entrambi erano della stirpe di David. I due sposi scelti dal Cielo a darci l'Immacolata da tanti anni sospiravano un figlio e pregavano con lacrime l'Onnipotente affinché esaudisse i loro desideri. Come l'antica Anna, madre di Samuele, effondeva presso il Signore le sue preci e faceva voto di consacrargli interamente il figlio che le avrebbe mandato, così la madre di Maria prometteva di consacrare a Dio la prole che le avrebbe concesso.
Avanzata ormai d'età e sterile, il suo stato era allora considerato come un castigo del cielo, come un'esclusione dal partecipare alla nascita del Messia. Tanto che Gioacchino, giunto in tarda età senza prole, venne allontanato dal tempio di Gerusalemme dallo scriba Ruben, perché non era consentito accedervi a chi non avesse procreato.
Gioacchino si ritirò nel deserto, tra i pastori. Mentre era separato da Anna un angelo le sarebbe apparso e le avrebbe annunciato l'imminente concepimento di un figlio: lo stesso angelo sarebbe apparso contemporaneamente in sogno anche a Gioacchino. I due si ricongiunsero alla Porta Aurea di Gerusalemme scambiandosi un affettuoso bacio e in quell'istante si narra si ebbe l'Immacolata Concezione di Maria.
Anna seppe così pazientare e soffrire la ignominia e il compatimento delle donne nazaretane e Iddio le preparò la più grande consolazione, eleggendola a genitrice della Madre del Salvatore.
I due si ritirarono in disparte per pregare e ottenere da Dio la grazia che arrivò con l'annuncio di un angelo: «Anna, il Signore ha ascoltato la tua preghiera e tu concepirai e partorirai e si parlerà della tua prole in tutto il mondo»
«Veramente beata, e mille volte beata sei tu, o Anna, esclama il Damasceno, che hai messo al mondo quella bambina che Dio ricolmò di beatitudine, Maria, che il suo nome stesso rende singolarmente veneranda; la quale ha prodotto Cristo, il fiore di vita: la Vergine, la cui nascita fu gloriosa, e il suo parto sarà ancor più sublime. Noi pure, o beatissima donna, ci felicitiamo con te d'aver avuto il privilegio di darci la speranza di tutti i cuori, la prole cioè della promessa. Sì, sei beata, e beato è il frutto del tuo seno. Le anime pie glorificano il tuo germe, ed ogni lingua celebra con gioia la tua maternità. E certo, è degno, sommamente degno, lodare colei che Dio favorì di un oracolo e diede a noi il meraviglioso frutto, donde è uscito il grazioso Gesù».
La santità di Anna fu certamente in rapporto con la sua dignità. La fede, l'amore vivissimo a Dio, l'intima unione con Lui, l'esattissima osservanza della legge divina, la purità, la carità, la prudenza, la fortezza, tutte le virtù si intrecciarono in lei. La santità eccelsa della figlia doveva pure esser per lei un continuo stimolo per crescere ogni giorno nella virtù. E se la Vergine, col visitare S. Elisabetta e col trattenersi con lei per tre mesi, riempì di benedizioni quella casa, chi può mai dire quanto abbondantemente fosse ricolma di grazia Anna, che per più anni visse con la Vergine e l'ebbe soggetta ed ubbidiente?
Maria contava tre anni ed allora Anna con Gioachino, suo santo sposo, condusse la figliuola al Tempio e l'abbandonò nelle mani di Dio.
Fu grande dolore per lei, ma lo seppe sopportare con la serenità dei giusti che vedono in tutti gli eventi un disegno della Provvidenza per il bene delle anime.
La missione a lei assegnata era ormai compiuta ed ella spirava in Gerusalemme tra le braccia della figlia benedetta. Pare che morisse all'età di 69 anni.
PREGHIERA Doloroso fu per Anna il distacco dall'eletta figliuola, ma seppe compierlo prontamente. Sappiamo anche noi lasciar liberi i figli di seguire la via per cui Dio li chiama.
PREGHIERA. Dio, che ti sei degnato di conferire alla beata Anna la grazia di diventare madre della Genitrice dell'Unigenito Figlio tuo, concedici propizio, che mentre ne celebriamo la festa, siamo soccorsi dal suo patrocinio.
MARTIROLOGIO ROMANO Memoria dei santi Gioacchino e Anna, genitori dell’immacolata Vergine Maria Madre di Dio, i cui nomi sono conservati da antica tradizione cristiana.
San Giacomo, apostolo

Festa
Dal Martirologio
Festa di san Giacomo, Apostolo, che, figlio di Zebedeo e fratello di san Giovanni evangelista, fu insieme a Pietro e Giovanni testimone della trasfigurazione del Signore e della sua agonia. Decapitato da Erode Agrippa in prossimità della festa di Pasqua, ricevette, primo tra gli Apostoli, la corona del martirio
❤️✝️ OGGI SAN CHARBEL✝️❤️
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✨🙏❤️ Questo santo ha posto alla scienza più di un interrogativo per alcuni episodi straordinari accaduti dopo la sua morte. Nato in Libano, nel villaggio di Biqa Kafra nel 1828, fin dalla più tenera età dimostrò grande amore alla preghiera: aveva appena 14 anni quando si ritirava in una grotta fuori del paese a pregare. Sentendosi chiamato alla vita monastica, non poté subito coronare il suo sogno per l’opposizione dello zio, a cui era stato affidato quando era rimasto orfano di padre a tre anni. Entrò comunque nel 1851 nel monastero antoniano maronita di Annaya cambiando il suo nome di battesimo – Giuseppe – in quello di Charbel, un martire antiocheno dell’epoca di Traiano. Ordinato sacerdote nel 1859, rimase per 15 anni ad Annaya e poi ottenne di ritirarsi in un eremo, non lontano dal monastero, dove si sottopose alle più dure mortificazioni. Il 16 dicembre 1898, mentre stava celebrando la Messa avendo nella mano destra l’Ostia consacrata e nella sinistra il calice, cominciò a recitare la preghiera eucaristica di Giacomo di Sarug adottata da tutti i riti che hanno il siriaco o il caldaico come lingua liturgica, ma prima di terminarla fu colto da un colpo apoplettico. Trasportato nella sua camera, vi passò otto giorni agonizzando fra atroci sofferenze, e morì il 24 dello stesso mese. Alcuni mesi dopo, fenomeni straordinari si verificarono attorno alla sua tomba, dove il suoi corpo fu trovato intatto e morbido e, posto in un’altra cassa, trasudava un liquido rossastro costringendo i monaci a sostituire le sue vesti due volte alla settimana. Nel 1950, aperta la bara alla presenza di alcuni noti medici, vi si trovò il corpo ancora morbido con la temperatura dei corpi vivi. Il superiore gli asciugò la testa con un amitto, sul quale si impressero le sembianze del viso del santo. Durante una nuova esumazione, avvennero guarigioni miracolose di malati anche non cattolici e non cristiani. Charbel fu beatificato da Paolo VI nel 1965 e da lui canonizzato nel 1977.
Famiglia Cristiana ✨🙏❤️
Un cammino che parte dal mare e arriva fino alle Alpi Giulie. Stiamo parlando del Cammino Celeste: attraversa territori che abbracciano storia, natura e spiritualità.
Si parte da Aquileia, storica città romana, e si arriva al Monte Lussari, dove si trova un suggestivo santuario abbarbicato tra le nuvole. Si cammina tra campi, boschi, strade sterrate e sentieri di montagna.
Pochissimo asfalto, tanta bellezza.
Il cammino si divide in tre rami: italiano, austriaco e sloveno, per un totale di 365 km.
Il tratto italiano è il più lungo (e il più frequentato): 210 km, percorribili in circa 10 giorni.
Un’occasione perfetta per scoprire il Friuli Venezia Giulia a piedi, dal mare di Grado fino alle vette alpine. Un cammino adatto anche a chi è alla prima esperienza, con accoglienze semplici e un forte spirito di comunità lungo la via.
SCHEDA TECNICA
Lunghezza: 200 km (ramo italiano)
Tappe: 10
Partenza: Aquileia (prologo dall’Isola di Barbana)
Arrivo: Monte Lussari
Altri percorsi: ramo austriaco e ramo sloveno (~80 km ciascuno)
Fondo prevalente: strade sterrate, viottoli, sentieri montani
Guida completa al Cammino Celeste: https://camminiditalia.org/cammini/cammino-celeste/
Chi rimane in me e io in lui porta molto frutto.
Gv 15,1-8
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 15,1-8
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».
Parola del Signore.
Nel marzo del 2020 Antonio da Como prende il COVID e per 90 giorni rimane isolato in casa perché non sapevano come curare i suoi sintomi... Per Antonio questo periodo è stato molto sofferto portandolo a fare, in caso di guarigione, una promessa che si concretizzò dopo il Covid: un cammino in solitaria fino a Roma, dopo che il Vaticano aveva accettato la sua richiesta di essere presente a San Pietro ad una messa celebrata da Papa Francesco. Dal 2022 Antonio ogni anno fa un cammino, quest'anno è partito da Muggia facendo la Via Flavia e poi da Aquileia ha proseguito in cammino percorrendo tutto il Cammino Celeste giungendo il 2 luglio al Santuario del Monte Lussari!
Bravo Antonio!!!
#camminoceleste
SANTA MARIA MADDALENA DI MAGDALA apostola
Maria Maddalena è la donna di Magdala, modello di vita consacrata alla ricerca appassionata del Signore. Ella, insieme a un gruppo di altre donne, segue Gesù durante la sua vita pubblica. Maria, ardente innamorata di Dio, segue il Signore fin sul Calvario insieme a Maria, Giovanni e alle altre donne, quando i discepoli erano fuggiti. Veglia il Sepolcro nella notte più oscura dell’umanità. Ma, sul finire di quella notte, ella si mette, tra le lacrime, alla ricerca del suo Signore che le è stato strappato, pur avendolo visto morire. E il Signore a lei si rivela, lei che lo ama senza stancarsi, di un amore che viene dal Cristo e le lascia la missione di annunciare ai fratelli che il Sepolcro è vuoto e ha visto il Risorto.

Memoria
San Lorenzo da Brindisi, sacerdote e dottore della Chiesa: entrato nell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini, svolse instancabilmente nelle regioni d'Europa il ministero della predicazione; esercitò ogni compito in semplicità e umiltà nel difendere la Chiesa contro gli infedeli, nel riconciliare tra loro i potenti in guerra, nel curare il governo del suo Ordine.
Il 22 luglio morì a Lisbona in Portogallo.
Dal Vangelo secondo LUCA
10,38-42.
In quel tempo, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa.
Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola;
Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: «Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti».
Ma Gesù le rispose: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose,
ma una sola è la cosa di cui c'è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta».
Le minacce del re ostrogoto Teodorico e l’opposizione dell’antipapa Lorenzo, le sfide che deve affrontare Simmaco quando viene eletto Papa nel 498. Trova però il tempo di riscattare e liberare gli schiavi. Gli viene attribuita la costruzione del primo palazzo vaticano.
Per approfondire:
https://www.materdeifriulitv.com/
"Tennero consiglio contro Gesù per farlo morire..."
(Dal vangelo di oggi)
VANGELO
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 12,14-21
In quel tempo, i farisei uscirono e tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti e impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Ecco il mio servo, che io ho scelto;
il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento.
Porrò il mio spirito sopra di lui
e annuncerà alle nazioni la giustizia.
Non contesterà né griderà
né si udrà nelle piazze la sua voce.
Non spezzerà una canna già incrinata,
non spegnerà una fiamma smorta,
finché non abbia fatto trionfare la giustizia;
nel suo nome spereranno le nazioni».
SAN BRUNO DI SEGNI
18 Luglio
S. Bruno nacque a Solere d'Asti nel 1040: trascorsa la fanciullezza sotto la salutare e sapiente guida di monaci Martiniani, fu inviato dai genitori all'Università di Bologna ove, ancor giovane, si laureò. Benché in ambiente non favorevole, tuttavia si conservò virtuoso e fermo nella fede della prima educazione. Facendosi ognor più sentire il santo germe della vocazione, desideroso di seguire i consigli del Signore, risolvette di ritirarsi nel monastero di Montecassino.
Però durante il viaggio, si fermò a Siena ove, per disposizione di Dio, fu trattenuto dal vescovo Rodolfo, che lo nominò canonico di quella cattedrale. Inviato a Roma per impegni della diocesi, qui ebbe l'incarico di confutare l'eretico Berengario.
La disputa si tenne davanti al Pontefice ed il Santo confutò così sapientemente l'eretico, che Gregorio VII stesso lo consacrò e nominò vescovo di Segni. A Segni fu banditore della Buona Novella ed apostolo di carità. Ma i confini della sua piccola diocesi erano troppo ristretti per la sua attività; quindi, noi lo vediamo vicino al grande genio di Gregorio VII nella gigantesca lotta contro l'incontinenza e specialmente contro le elezioni simoniache e la prepotenza di Enrico IV. E qui è bene accennare quanto abbia sofferto dai nemici.
Si era nell'aprile del 1082. Roma, fedele al Papa, dopo aver respinto i due assalti del falso penitente Enrico IV che aveva ripreso a combattere la Chiesa, godeva un po' di tregua. S. Bruno che si trovava allora a Roma con Gregorio VII, si mise in viaggio per ritornare alla sua diocesi, ma giuntovi fu imprigionato dal conte Adolfo di Segni.
Il Signore però vegliava su di lui e lo liberò tre volte miracolosamente.
Liberato, ritornò a Roma ma fu nuovamente imprigionato col Papa *nella mole Adriana: col Papa e per il Papa egli soffre, ma non si piega.
Con rincrescimento di molti, Bruno, sempre bramoso di pace, solitudine ed unione con Dio, volle ad ogni costo seguire la sua aspirazione al chiostro. Perciò lo vediamo seguire diligentemente la regola benedettina nella pietà, nello studio e nel lavoro, tanto che dopo soli cinque anni di vita monastica viene eletto abate di Montecassino, da dove passò al Signore il 18 luglio del 1123, giorno in cui la Chiesa ne celebra la festa.
S. Bruno fu pure un grande scrittore. Nonostante i molti incarichi, trovò tempo per commentare tredici libri della Sacra Bibbia; scrisse la vita di S. Leone IX e di S. Pietro vescovo di Anagni; un trattato sui Sacramenti e un altro sul santo Sacrificio della Messa. Di lui ci rimangono pure 145 omelie e 6 libri di sentenze.
PRATICA. Ci siano di guida queste belle parole di S. Bruno: «Gesù nell'ultima Cena lavò i piedi ai suoi Apostoli perché fossero puri e mondi nell'accostarsi a tanto Sacramento. Ed a noi pure diede esempio del come dobbiamo purificarci prima di pascerci della sua carne e del suo sangue».
PREGHIERA. O glorioso S. Bruno, che alla sorgente inesauribile dell'Eucarestia attingeste sapienza, virtù e santità, fate che anche noi troviamo ivi consolazione e conforto e il farmaco di tutte le nostre infermità, e così arriviamo alla gloria celeste, a cui ci guida la fede, ci invita la speranza, e dove regna sovrana la carità.
MARTIROLOGIO ROMANO. A Segni nel Lazio, san Bruno, vescovo, che molto lavorò e soffrì per il rinnovamento della Chiesa e, costretto per questo a lasciare la sua sede, trovò rifugio a Montecassino, dove divenne abate temporaneo del monastero.
Alessio, mendicante del sottoscala, figura su cui si imperniano varie leggende. La più nota lo vuole servo in casa sua a Roma per anni, non riconosciuto dai suoi. Papa Innocenzo lo individua e lo dice ai genitori che giungono addolorati al capezzale quando il figlio e futuro Santo è ormai morente.
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La ricorrenza della Madonna del Carmelo, una delle devozioni più antiche e più amate dalla cristianità, è legata alla storia ed ai valori spirituali dell’Ordine dei frati della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, detti semplicemente Carmelitani. Si racconta che il profeta Elia avesse raccolto una comunità di uomini proprio sul Monte Carmelo (in ebraico «giardino di Dio»), in Terrasanta, per operare in difesa della purezza della fede in Dio e che, in seguito vi si stabilirono delle comunità monastiche cristiane. Più tardi, questi religiosi edificarono, nel luogo, una chiesetta in mezzo alle loro celle, dedicandola alla Vergine, gesto significativo in quanto la scelta del titolo della chiesa comportava l’orientamento spirituale, cioè essere al servizio del santo cui la chiesa era dedicata. I religiosi presero il nome di Fratelli di Santa Maria del Monte Carmelo. L’Ordine non ha avuto un fondatore vero e proprio, ma considera il profeta Elia come suo patriarca e modello. Il 16 luglio del 1251, la Vergine, circondata da angeli e con il Bambino in braccio, apparve al primo Padre Generale dell’Ordine, san Simone Stock, al quale consegnò lo “scapolare” col “privilegio sabatino” e spiegandogli tutti i privilegi legati al culto. La Beata Vergine del Monte Carmelo è stata sempre rappresentata con Gesù Bambino in braccio o in grembo che porge lo “scapolare”, segno che tutto porta a Gesù e con la stella sul manto per affermare la sua verginità.
San Bonaventura si chiamava Giovanni di Fidanza e nacque a Bagnoregio, in provincia di Viterbo, nel 1217. Egli stesso narra che da bambino si ammalò gravemente, ma fu risanato da san Francesco in persona il quale, facendo su di lui un segno di Croce, pronunciò queste parole: “Bona ventura”. Fu guarito e da allora fu chiamato Bonaventura. Entrò nell’Ordine francescano. San Bonaventura affermò chiaramente che Dio è l’essere assoluto, eterno, provvidente e illuminante, perché la vita, la sapienza, la bontà di Dio sono la luce stessa di Dio impressa nelle cose al momento della creazione. Egli, cioè riconosce uno stretto legame tra Creatore e realtà creata. Infatti, san Bonaventura è convinto che solo così si possa spiegare il continuo intervento provvidente di Dio nel creato. L’uomo arriva a Dio partendo dalle sue cose della sua vita quotidiana. Scrisse numerose opere di carattere teologico e mistico, tra queste importante fu la “Legenda maior”, biografia ufficiale di san Francesco. In lui pienezza di fede, di pietà, di lavoro, di azione, fu tutto permeato dell’amore di Dio. Cose che lo aiutarono a conservare la vita spirituale insieme ad altre virtù: la purezza, l’umiltà, la speranza, la carità. Una grande potenza d’amore semplice e affettuosa, un senso d’equilibrio morale lo distinsero in mezzo ai suoi frati. Tutto questo, oltre alla profonda capacità di rinuncia di se stesso fa di lui un santo.
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SAN CAMILLO DE LELLIS religioso
Camillo (1550-1614) nacque in Abruzzo da nobile famiglia. Al seguito del padre, che era un ufficiale al servizio della Spagna, intraprese la vita militare e si diede poi al gioco. Fu così che perse tutti i suoi averi e fu costretto a chiedere l’elemosina. Una crisi spirituale profonda cambiò la sua vita. Costretto a un ricovero in ospedale a Roma, osservò lo stato di abbandono dei malati, a causa del personale indifferente e insufficiente. Egli stesso si mise a servire i sofferenti ed ebbe l’ispirazione di convocare un gruppo di amici che, consacratisi a Cristo Crocifisso, si dedicassero totalmente alle prestazioni verso gli ammalati. Essi formeranno la Compagnia dei Ministri degli Infermi con il permesso di portare l’abito nero di cui elemento distintivo e privilegio è una croce di panno rosso sul petto. Nel frattempo, Camillo studiò e venne ordinato sacerdote, continuando a occuparsi dell’assistenza ai malati e ai poveri.🩵
Recentemente, visitando la cattedrale di Lubiana in Slovenia, ho potuto ammirare le loro statue ( foto in basso ) collocate all’esterno dell’edificio, custodite in due eleganti nicchie. Queste sculture, risalenti al 1872, testimoniano la devozione che anche oltre confine si mantiene viva verso questi due santi martiri, venerati come copatroni dell’Arcidiocesi di Lubiana.
La presenza di Ermacora e Fortunato a Lubiana racconta una storia antica di fede condivisa, che lega indissolubilmente l’eredità spirituale dell’antica Aquileia ai territori friulani e sloveni, ricordandoci le radici cristiane comuni che attraversano i confini di oggi.
Bruno Temil
Dopo il bombardamento del 1944, queste spoglie vennero meticolosamente riesumate nel 1950, confermate come autentiche da esperti archeologi e medici, e ricollocate con solenne cerimonia sotto l'altare maggiore nella nuova cattedrale ricostruita del monastero.
Le reliquie attuali sono custodite all’interno di un’urna di bronzo, che contiene al suo interno contenitori in argento dove si trovano i resti che testimoniano l’unione tra i due santi, così come espresso da un’epigrafe in marmo nero visibile dietro l’altare.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 10,7-15
In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:
«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.
In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti.
Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi. In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sòdoma e Gomorra sarà trattata meno duramente di quella città».
Parola del Signore.
BEATO BENEDETTO XI
7 Luglio
Niccolò di Bocassio nacque probabilmente nel 1240 a Treviso da una famiglia assai modesta, ma lo zio, prete presso la chiesa di S. Andrea della città natale, può aver influenzato le sue scelte successive. Pare sia entrato nel 1257 nell'Ordine domenicano, dove acquisì la normale cultura dei membri dell'Ordine, completando poi gli studi teologici e divenendo lector, cioè insegnante di teologia, nelle scuole conventuali di Venezia e Genova, senza per questo interrompere i suoi legami con la sua città (come è provato dalla sua menzione in testamenti trevigiani di quegli anni). Della sua attività di insegnante è sopravvissuto solo un Commento al Vangelo di Matteo, pubblicato nel 1603.
Nel 1286 veniva eletto provinciale di Lombardia, la più potente e prestigiosa delle province domenicane e, dieci anni più tardi, nel 1296, ministro generale dei Predicatori. Erano gli anni difficili seguiti all'abdicazione di Celestino V e all'elezione di Bonifacio VIII. Quando, nel 1297, scoppiò il conflitto aperto tra papa Caetani e i cardinali Colonna, che contestavano la sua elezione, il generale domenicano si schierò nettamente a favore di Bonifacio, assicurandogli la fedeltà del suo Ordine. Venne scelto dal papa, insieme al generale dei francescani, per negoziare la pace tra i re di Francia e di Inghilterra, in guerra ormai da anni. La missione ebbe buon esito e nel 1298 fu conclusa una tregua.
La sua personale fedeltà e l'abilità diplomatica gli valsero la nomina a cardinaldiacono di S. Sabina (1298) e, nel 1300, la promozione a cardinalvescovo di Ostia e Velletri, con la conseguente funzione di decano del Sacro Collegio. Nel 1301 Bonifacio lo scelse quale legato in Ungheria, dove il Caetani favoriva l'elezione a re di Cariberto d'Angiò; ma questa volta non ebbe successo e gli ungheresi ratificarono la scelta, già compiuta al momento del suo arrivo, in favore di Venceslao di Boemia.
Rientrato in Italia, Niccolò era ad Anagni nel settembre del 1303, al momento dell'attentato contro Bonifacio, ma non pare essersi esposto in alcun modo. Morto poco dopo Bonifacio, il generale domenicano venne eletto papa il 22 ottobre 1303 con il nome di Benedetto XI, in omaggio a Benedetto Caetani/Bonifacio VIII.
La sua elezione, più che premiare meriti speciali, si poneva come scelta di compromesso, essendo egli cardinale bonifaciano ma molto legato agli Angioini di Napoli, cugini del re di Francia.
Privo di appoggi in Curia, Benedetto XI cercò un qualche sostegno nelle grandi famiglie aristocratiche della sua terra di origine, il Veneto, nominando alcuni grandi esponenti della nobiltà alle più alte cariche dello Stato pontificio: il suo «nepotismo», cioè il favorire politicamente e finanziariamente un determinato gruppo di persone, inizialmente i nipoti del papa regnante, rappresenta una variante regionale, ed originale, di un fenomeno inizialmente legato alla più stretta parentela.
La sua debolezza si rivelò nella sua politica nei confronti della Francia; fedele a Bonifacio, non accettò di reintegrare i cardinali Colonna nelle loro cariche, ma li assolse dalla scomunica, così come assolse, per venire incontro ai desideri di Filippo il Bello, tutti i colpevoli francesi dell'attentato di Anagni, ad esclusione di Nogaret. Sul piano diplomatico continuò ad appoggiare gli Angioini in Ungheria; con un clamoroso insuccesso si concluse il tentativo del suo legato, il domenicano cardinale Niccolò Albertini da Prato, di far richiamare a Firenze Bianchi e Ghibellini banditi dai Neri.
In un solo caso si distinse dalla politica del suo predecessore, quando, nel luglio 1304, abolì le restrizioni all'attività pastorale degli ordini mendicanti, voluta da Bonifacio. Morì a Perugia, dove si era rifugiato perché Roma era agitata da tumulti fomentati dai Colonna, il 7 luglio 1304 e fu sepolto nella chiesa di S. Domenico. L'austerità personale di Benedetto e il suo desiderio di pace, nonché, forse, l'iniziativa del suo Ordine, fecero diffondere la fama di miracoli avvenuti sulla sua tomba, cosa che portò alla sua tardiva beatificazione nel 1736.
Benedetto XI è generalmente raffigurato nell'abito bianco e nero dei domenicani, spesso recante gli attributi pontificali (il triregno e le chiavi).
Antonio Maria nasce a Cremona nel XVI sec., si laurea in medicina, ma ama spiegare il Vangelo a grandi e piccoli. Viene consacrato prete e, come cappellano della contessa Ludovica Torelli, si trasferisce a Milano. Nella contessa e alcuni suoi amici milanesi trova il sostegno per alcune iniziative di carattere religiose. Antonio Maria dà origine a tre opere, tutte intitolate a san Paolo. Egli fonda una comunità di preti soggetti a una regola comune, i Chierici regolari di San Paolo, che verranno chiamati Barnabiti, dalla chiesa di San Barnaba, loro prima sede. Poi, fonda le Angeliche di San Paolo, primo esempio di suore fuori clausura, ma il Concilio di Trento non accoglierà questa novità. Inoltre, crea i Maritati di San Paolo, laici sposati a cui vengono affidati impegni apostolici. Denunciato come eretico e ribelle sarà processato a Roma e verrà assolto. Durante un viaggio per una missione di pace, Antonio Maria muore a poco più di 36 anni.
04 LUGLIO
SANTA ELISABETTA DI PORTOGALLO REGINA
Saragozza, Spagna, 1271 - Estremoz, Portogallo, 4 luglio 1336
Nacque a Saragozza, in Aragona (Spagna), nel 1271. Figlia del re di Spagna Pietro III, quindi pronipote di Federico II, a soli 12 anni venne data in sposa a Dionigi, re del Portogallo, da cui ebbe due figli. Fu un matrimonio travagliato dalle infedeltà del marito ma in esso Elisabetta seppe dare la testimonianza cristiana che la portò alla santità. Svolse opera pacificatrice in famiglia e, come consigliera del marito, riuscì a smorzare le tensioni tra Aragona, Portogallo e Spagna. Alla morte del marito donò i suoi averi ai poveri e ai monasteri, diventando terziaria francescana. Dopo un pellegrinaggio al santuario di Compostela, in cui depose la propria corona, si ritirò nel convento delle clarisse di Coimbra, da lei stessa fondato. Dopo la morte avvenuta nel 1336 ad Estremoz in Portogallo, il suo corpo fu riportato al monastero di Coimbra. Nel 1612 lo si troverà incorrotto, durante un'esumazione, collegata al processo canonico per proclamarla santa. Fu canonizzata a Roma da Urbano VIII nel 1625. (Avvenire)
PREGHIERA A SANTA ELISABETTA REGINA
O santa Elisabetta, modello d'ogni virtù sublime, col vostro esempio mostraste al mondo quanto può in un'anima cristiana la carità, la fede e l'umiltà.
Voi amaste Dio di un ardore sì ardente ch'Egli vi rese degna di provare sulla terra le gioie del Paradiso. Con una fede invitta foste vera discepola dell'Evangelo, e considerando nel prossimo Gesù Cristo stesso, metteste ogni vostra soddisfazione nel parlare coi poveri, nel servirli, nell'asciugare le loro lacrime e nel soccorrerli.
La vostra umiltà fu sì grande, che non contenta di cambiare il trono con una miserabile capanna, e il manto regale in un modesto abito di san Francesco, voleste sottoporvi quantunque innocente, ad una vita di privazioni e di penitenze abbracciando con gioia la croce del Divin Redentore.
O santa Elisabetta, siate le celeste amica dell'anima nostra, aiutateci ad amare Gesù come voi Lo avete amato, proteggeteci nel nostro difficile e, ottenendoci il perdono dei nostri falli, apriteci la via al Regno dei Cieli ove voi sedete beata. Così sia.
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Ecco la straordinaria storia legata al corpo incorrotto: incalcolabile la lista dei miracoli e delle guarigioni che avvennero. All'indomani della morte, cinque mesi dopo la sepoltura una luce intensissima partiva da quella tomba, una luce così intensa che fu vista fino a 40 chilometri di distanza.
Si fece la riesumazione della salma, il corpo era quello di un uomo vivo che dorme.
Da esso usciva abbondante liquido rossastro di composizione sconosciuta simile al sangue al cui contratto avvenivano guarigioni, miracoli e conversioni, primo a centinaia e poi a migliaia. Nel 1927 si fece una nuova ricognizione del corpo a 29 anni dalla morte e risultò ancora perfettamente conservato incorrotto e un liquido misterioso continuava ad uscire nel 1952 si fece ancora una di sepoltura e il corpo apparve intatto ancora morbido ed elastico come vivo anche se completamente ricoperto e bagnato fradicio come sempre da quel liquido rossastro.
San Charbel sole d'oriente, il guaritore, chiamato anche profumo del libano.
È ricordato da tutti: cattolici ortodossi, musulmani e atei prova che c'è un Dio, è un Dio Padre di tutti, un Dio che ha mandato sulla terra Gesù il salvatore. San Charbel si ricorda che i beni di questo mondo non portano la felicità. Egli compie miracoli in oriente come Padre Pio in occidente, ancor più e verso persone di altre religioni in tutto il mondo. Guarì completamente un paralitico dalla nascita che si recò davanti alla sua tomba. Questo da subito accrebbe la sua popolarità e i monaci cominciarono ad annotare i miracoli, ma il lavoro ben presto divenne insostenibile. Da allora fino ad oggi numerosi miracoli si susseguono in tutto il mondo grazie a San Charbel il quale appare anche negli ospedali e dove è chiesto il suo aiuto.
✨🙏❤️ Il patrono di Lecce è un modenese, nato a Carpi nel 1530 da una famiglia illustre.Da giovane si appassionò allo studio della letteratura classica (ci è giunto un suo commento in latino a Catullo) e successivamente a Bologna si dedicò alla filosofia e alla medicina, che però abbandonò dopo un triennio per passare al diritto civile ed ecclesiastico, nel quale ottenne la laurea nel 1556. Grazie alla protezione del cardinale Cristoforo Madruzzo, governatore di Milano per conto del re Filippo II di Spagna, al cui servizio lavorava suo padre, Bernardino percorse una brillante carriera amministrativa come podestà a Felizzano nel Monferrato, avvocato fiscale ad Alessandria, podestà alle Cascine, pretore a Castel Leone, e infine come Uditore e Luogotenente Generale a Napoli.Qui venne in contatto con la Compagnia di Gesù alla quale, dopo un espresso comando della Vergine Maria apparsagli col Bambino tra le braccia, chiese di essere ammesso. Vi entrò il 13 ottobre 1564 e nel 1567 fu ordinato sacerdote e nominato maestro dei novizi, esercitando anche vari ministeri a vantaggio della cittadinanza. Sette anni dopo venne destinato a Lecce per trattare la fondazione di un collegio al quale si dedicò poi fino alla morte ricoprendo incarichi di rettore o vicerettore e perfino lavorando semplice operaio, ma pensando anche alla gente: ricchi e poveri, dotti e ignoranti, tutti erano conquistati dalla santità della sua condotta caratterizzata dall’amabilità del tratto, dall’umiltà e dalla pazienza, che gli procurarono il titolo di “padre della città”. A lui ricorrevano per consiglio anche prelati e principi, attirati dai carismi spirituali di cui godeva e dalla sua fama di taumaturgo. A Bernardino morente, il municipio di Lecce chiese di voler essere il protettore della città di generazione in generazione, e lui acconsentì, diventando patrono da vivo, caso unico nella storia della Chiesa. Si spense il 2 luglio 1616 a 86 anni. Fu canonizzato da Pio XII nel 1947.
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🕯 ✨IL SANTO DEL GIORNO 🕯 ✨ SS. GIUSEPPE D’ARIMATEA E NICODEMO 31 Agosto A Gerusalemme, commemorazione dei santi Giuseppe d'Arimatea ...