La Madonna di Monte Santo
Svjeta Gora in Slovenia confine con Gorizia
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Recentemente, visitando la cattedrale di Lubiana in Slovenia, ho potuto ammirare le loro statue ( foto in basso ) collocate all’esterno dell’edificio, custodite in due eleganti nicchie. Queste sculture, risalenti al 1872, testimoniano la devozione che anche oltre confine si mantiene viva verso questi due santi martiri, venerati come copatroni dell’Arcidiocesi di Lubiana.
La presenza di Ermacora e Fortunato a Lubiana racconta una storia antica di fede condivisa, che lega indissolubilmente l’eredità spirituale dell’antica Aquileia ai territori friulani e sloveni, ricordandoci le radici cristiane comuni che attraversano i confini di oggi.
Bruno Temil
Dopo il bombardamento del 1944, queste spoglie vennero meticolosamente riesumate nel 1950, confermate come autentiche da esperti archeologi e medici, e ricollocate con solenne cerimonia sotto l'altare maggiore nella nuova cattedrale ricostruita del monastero.
Le reliquie attuali sono custodite all’interno di un’urna di bronzo, che contiene al suo interno contenitori in argento dove si trovano i resti che testimoniano l’unione tra i due santi, così come espresso da un’epigrafe in marmo nero visibile dietro l’altare.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 10,7-15
In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:
«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.
In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti.
Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi. In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sòdoma e Gomorra sarà trattata meno duramente di quella città».
Parola del Signore.
BEATO BENEDETTO XI
7 Luglio
Niccolò di Bocassio nacque probabilmente nel 1240 a Treviso da una famiglia assai modesta, ma lo zio, prete presso la chiesa di S. Andrea della città natale, può aver influenzato le sue scelte successive. Pare sia entrato nel 1257 nell'Ordine domenicano, dove acquisì la normale cultura dei membri dell'Ordine, completando poi gli studi teologici e divenendo lector, cioè insegnante di teologia, nelle scuole conventuali di Venezia e Genova, senza per questo interrompere i suoi legami con la sua città (come è provato dalla sua menzione in testamenti trevigiani di quegli anni). Della sua attività di insegnante è sopravvissuto solo un Commento al Vangelo di Matteo, pubblicato nel 1603.
Nel 1286 veniva eletto provinciale di Lombardia, la più potente e prestigiosa delle province domenicane e, dieci anni più tardi, nel 1296, ministro generale dei Predicatori. Erano gli anni difficili seguiti all'abdicazione di Celestino V e all'elezione di Bonifacio VIII. Quando, nel 1297, scoppiò il conflitto aperto tra papa Caetani e i cardinali Colonna, che contestavano la sua elezione, il generale domenicano si schierò nettamente a favore di Bonifacio, assicurandogli la fedeltà del suo Ordine. Venne scelto dal papa, insieme al generale dei francescani, per negoziare la pace tra i re di Francia e di Inghilterra, in guerra ormai da anni. La missione ebbe buon esito e nel 1298 fu conclusa una tregua.
La sua personale fedeltà e l'abilità diplomatica gli valsero la nomina a cardinaldiacono di S. Sabina (1298) e, nel 1300, la promozione a cardinalvescovo di Ostia e Velletri, con la conseguente funzione di decano del Sacro Collegio. Nel 1301 Bonifacio lo scelse quale legato in Ungheria, dove il Caetani favoriva l'elezione a re di Cariberto d'Angiò; ma questa volta non ebbe successo e gli ungheresi ratificarono la scelta, già compiuta al momento del suo arrivo, in favore di Venceslao di Boemia.
Rientrato in Italia, Niccolò era ad Anagni nel settembre del 1303, al momento dell'attentato contro Bonifacio, ma non pare essersi esposto in alcun modo. Morto poco dopo Bonifacio, il generale domenicano venne eletto papa il 22 ottobre 1303 con il nome di Benedetto XI, in omaggio a Benedetto Caetani/Bonifacio VIII.
La sua elezione, più che premiare meriti speciali, si poneva come scelta di compromesso, essendo egli cardinale bonifaciano ma molto legato agli Angioini di Napoli, cugini del re di Francia.
Privo di appoggi in Curia, Benedetto XI cercò un qualche sostegno nelle grandi famiglie aristocratiche della sua terra di origine, il Veneto, nominando alcuni grandi esponenti della nobiltà alle più alte cariche dello Stato pontificio: il suo «nepotismo», cioè il favorire politicamente e finanziariamente un determinato gruppo di persone, inizialmente i nipoti del papa regnante, rappresenta una variante regionale, ed originale, di un fenomeno inizialmente legato alla più stretta parentela.
La sua debolezza si rivelò nella sua politica nei confronti della Francia; fedele a Bonifacio, non accettò di reintegrare i cardinali Colonna nelle loro cariche, ma li assolse dalla scomunica, così come assolse, per venire incontro ai desideri di Filippo il Bello, tutti i colpevoli francesi dell'attentato di Anagni, ad esclusione di Nogaret. Sul piano diplomatico continuò ad appoggiare gli Angioini in Ungheria; con un clamoroso insuccesso si concluse il tentativo del suo legato, il domenicano cardinale Niccolò Albertini da Prato, di far richiamare a Firenze Bianchi e Ghibellini banditi dai Neri.
In un solo caso si distinse dalla politica del suo predecessore, quando, nel luglio 1304, abolì le restrizioni all'attività pastorale degli ordini mendicanti, voluta da Bonifacio. Morì a Perugia, dove si era rifugiato perché Roma era agitata da tumulti fomentati dai Colonna, il 7 luglio 1304 e fu sepolto nella chiesa di S. Domenico. L'austerità personale di Benedetto e il suo desiderio di pace, nonché, forse, l'iniziativa del suo Ordine, fecero diffondere la fama di miracoli avvenuti sulla sua tomba, cosa che portò alla sua tardiva beatificazione nel 1736.
Benedetto XI è generalmente raffigurato nell'abito bianco e nero dei domenicani, spesso recante gli attributi pontificali (il triregno e le chiavi).
Antonio Maria nasce a Cremona nel XVI sec., si laurea in medicina, ma ama spiegare il Vangelo a grandi e piccoli. Viene consacrato prete e, come cappellano della contessa Ludovica Torelli, si trasferisce a Milano. Nella contessa e alcuni suoi amici milanesi trova il sostegno per alcune iniziative di carattere religiose. Antonio Maria dà origine a tre opere, tutte intitolate a san Paolo. Egli fonda una comunità di preti soggetti a una regola comune, i Chierici regolari di San Paolo, che verranno chiamati Barnabiti, dalla chiesa di San Barnaba, loro prima sede. Poi, fonda le Angeliche di San Paolo, primo esempio di suore fuori clausura, ma il Concilio di Trento non accoglierà questa novità. Inoltre, crea i Maritati di San Paolo, laici sposati a cui vengono affidati impegni apostolici. Denunciato come eretico e ribelle sarà processato a Roma e verrà assolto. Durante un viaggio per una missione di pace, Antonio Maria muore a poco più di 36 anni.
04 LUGLIO
SANTA ELISABETTA DI PORTOGALLO REGINA
Saragozza, Spagna, 1271 - Estremoz, Portogallo, 4 luglio 1336
Nacque a Saragozza, in Aragona (Spagna), nel 1271. Figlia del re di Spagna Pietro III, quindi pronipote di Federico II, a soli 12 anni venne data in sposa a Dionigi, re del Portogallo, da cui ebbe due figli. Fu un matrimonio travagliato dalle infedeltà del marito ma in esso Elisabetta seppe dare la testimonianza cristiana che la portò alla santità. Svolse opera pacificatrice in famiglia e, come consigliera del marito, riuscì a smorzare le tensioni tra Aragona, Portogallo e Spagna. Alla morte del marito donò i suoi averi ai poveri e ai monasteri, diventando terziaria francescana. Dopo un pellegrinaggio al santuario di Compostela, in cui depose la propria corona, si ritirò nel convento delle clarisse di Coimbra, da lei stessa fondato. Dopo la morte avvenuta nel 1336 ad Estremoz in Portogallo, il suo corpo fu riportato al monastero di Coimbra. Nel 1612 lo si troverà incorrotto, durante un'esumazione, collegata al processo canonico per proclamarla santa. Fu canonizzata a Roma da Urbano VIII nel 1625. (Avvenire)
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PREGHIERA A SANTA ELISABETTA REGINA
O santa Elisabetta, modello d'ogni virtù sublime, col vostro esempio mostraste al mondo quanto può in un'anima cristiana la carità, la fede e l'umiltà.
Voi amaste Dio di un ardore sì ardente ch'Egli vi rese degna di provare sulla terra le gioie del Paradiso. Con una fede invitta foste vera discepola dell'Evangelo, e considerando nel prossimo Gesù Cristo stesso, metteste ogni vostra soddisfazione nel parlare coi poveri, nel servirli, nell'asciugare le loro lacrime e nel soccorrerli.
La vostra umiltà fu sì grande, che non contenta di cambiare il trono con una miserabile capanna, e il manto regale in un modesto abito di san Francesco, voleste sottoporvi quantunque innocente, ad una vita di privazioni e di penitenze abbracciando con gioia la croce del Divin Redentore.
O santa Elisabetta, siate le celeste amica dell'anima nostra, aiutateci ad amare Gesù come voi Lo avete amato, proteggeteci nel nostro difficile e, ottenendoci il perdono dei nostri falli, apriteci la via al Regno dei Cieli ove voi sedete beata. Così sia.
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Ecco la straordinaria storia legata al corpo incorrotto: incalcolabile la lista dei miracoli e delle guarigioni che avvennero. All'indomani della morte, cinque mesi dopo la sepoltura una luce intensissima partiva da quella tomba, una luce così intensa che fu vista fino a 40 chilometri di distanza.
Si fece la riesumazione della salma, il corpo era quello di un uomo vivo che dorme.
Da esso usciva abbondante liquido rossastro di composizione sconosciuta simile al sangue al cui contratto avvenivano guarigioni, miracoli e conversioni, primo a centinaia e poi a migliaia. Nel 1927 si fece una nuova ricognizione del corpo a 29 anni dalla morte e risultò ancora perfettamente conservato incorrotto e un liquido misterioso continuava ad uscire nel 1952 si fece ancora una di sepoltura e il corpo apparve intatto ancora morbido ed elastico come vivo anche se completamente ricoperto e bagnato fradicio come sempre da quel liquido rossastro.
San Charbel sole d'oriente, il guaritore, chiamato anche profumo del libano.
È ricordato da tutti: cattolici ortodossi, musulmani e atei prova che c'è un Dio, è un Dio Padre di tutti, un Dio che ha mandato sulla terra Gesù il salvatore. San Charbel si ricorda che i beni di questo mondo non portano la felicità. Egli compie miracoli in oriente come Padre Pio in occidente, ancor più e verso persone di altre religioni in tutto il mondo. Guarì completamente un paralitico dalla nascita che si recò davanti alla sua tomba. Questo da subito accrebbe la sua popolarità e i monaci cominciarono ad annotare i miracoli, ma il lavoro ben presto divenne insostenibile. Da allora fino ad oggi numerosi miracoli si susseguono in tutto il mondo grazie a San Charbel il quale appare anche negli ospedali e dove è chiesto il suo aiuto.
✨🙏❤️ Il patrono di Lecce è un modenese, nato a Carpi nel 1530 da una famiglia illustre.Da giovane si appassionò allo studio della letteratura classica (ci è giunto un suo commento in latino a Catullo) e successivamente a Bologna si dedicò alla filosofia e alla medicina, che però abbandonò dopo un triennio per passare al diritto civile ed ecclesiastico, nel quale ottenne la laurea nel 1556. Grazie alla protezione del cardinale Cristoforo Madruzzo, governatore di Milano per conto del re Filippo II di Spagna, al cui servizio lavorava suo padre, Bernardino percorse una brillante carriera amministrativa come podestà a Felizzano nel Monferrato, avvocato fiscale ad Alessandria, podestà alle Cascine, pretore a Castel Leone, e infine come Uditore e Luogotenente Generale a Napoli.Qui venne in contatto con la Compagnia di Gesù alla quale, dopo un espresso comando della Vergine Maria apparsagli col Bambino tra le braccia, chiese di essere ammesso. Vi entrò il 13 ottobre 1564 e nel 1567 fu ordinato sacerdote e nominato maestro dei novizi, esercitando anche vari ministeri a vantaggio della cittadinanza. Sette anni dopo venne destinato a Lecce per trattare la fondazione di un collegio al quale si dedicò poi fino alla morte ricoprendo incarichi di rettore o vicerettore e perfino lavorando semplice operaio, ma pensando anche alla gente: ricchi e poveri, dotti e ignoranti, tutti erano conquistati dalla santità della sua condotta caratterizzata dall’amabilità del tratto, dall’umiltà e dalla pazienza, che gli procurarono il titolo di “padre della città”. A lui ricorrevano per consiglio anche prelati e principi, attirati dai carismi spirituali di cui godeva e dalla sua fama di taumaturgo. A Bernardino morente, il municipio di Lecce chiese di voler essere il protettore della città di generazione in generazione, e lui acconsentì, diventando patrono da vivo, caso unico nella storia della Chiesa. Si spense il 2 luglio 1616 a 86 anni. Fu canonizzato da Pio XII nel 1947.
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🌈🔵PROTOMARTIRI DELLA SANTA CHIESA DI ROMA martiri
I Protomartiri della Santa Chiesa di Roma sono le vittime della persecuzione che Nerone decise contro i cristiani e che perirono a causa dell'incendio di Roma del 19 luglio 64. A Roma si diffuse la voce che l'incendio fosse stato doloso, così Nerone, le accuse a lui rivolte, le fece ricadere sulla piccola e pacifica comunità di cristiani, punendoli con pene terribili. Nerone fu l’iniziatore dell'assurda ostilità del popolo romano, fino ad allora tollerante in materia religiosa, nei confronti dei cristiani. Egli colpì con ferocia i presunti incendiari: si legge di uomini trasformati in fiaccole umane, cosparsi di pece e lasciati ardere per illuminare la notte, o donne e bambini vestiti con pelli di animali e lasciati con le bestie feroci nel circo. La crudeltà fu tale che un senso di pietà affiorò nel popolo romano, perché si comprendeva che erano eliminati non per il bene pubblico, ma per soddisfare la crudeltà di un individuo.
Si desidera celebrare, oggi, la memoria di tutti quei martiri che non hanno potuto avere un posto nella liturgia.
Presiōns par Furlân 🦅 🌈 Situazion gjenerâl Une depression sul Mediteraneo e un fuart anticiclon su l'Europe centre-orientâl a determ...